Generalmente, la parte più tosta delle formazioni aziendali è avere il corpo manageriale dell’azienda aperto ad ascoltare e a mettersi in gioco.
Infatti, spesso le formazioni sono viste come perdite di tempo e, anzi, come qualcosa che ritarda l’operatività delle mansioni aziendali. Questo (ri)sentimento non è del tutto infondato, perché le formazioni sono spesso composte da contenuti scontati e ripetitivi, con metodologie che risultano o troppo “giocose” o troppo simili a una lezione scolastica.
Tuttavia, nella mia esperienza, la parte più difficile di una formazione è far mantenere i tempi durante i lavori di gruppo o cercare di far capire a chi parla che deve essere conciso.
Eh sì, perché i manager restii alle formazioni sono spesso persone che si tengono dentro tante cose e, non appena vengono accompagnati in un’attività in cui sono chiamati a essere protagonisti, non li fermi più. Parlerebbero per ore.
Ovviamente, il ruolo da facilitatrice è essenziale per rendere le formazioni e le attività produttive, ma vedere le persone aprirsi, dialogare e creare un confronto autentico tra di loro resta sempre la parte più gratificante della formazione.